Due diversi  Gruppi di lettura, Parole in giardino e il Club del Libro “Su in collina e …. della crostata al bicarbonato”,  si sono incontrati  durante il mese di  aprile  per parlare e condividere la lettura del libro “Lessico famigliare”  di Natalia Ginzburg.

Durante gli incontri, tenuti su Google Meet, le numerose lettrici hanno condiviso punti di vista, emozioni, brani,  informazioni e si sono confrontate sulla lettura fatta sul libro e/o sull’ascolto dell’ audiolibro.

 

INCIPIT

Nella mia casa paterna, quand’ero ragazzina, a tavola, se io o i miei fratelli rovesciavamo il bicchiere sulla tovaglia, o lasciavamo cadere un coltello, la voce di mio padre tuonava: – Non fate malagrazie! Se inzuppavamo il pane nella salsa, gridava: – Non leccate i piatti! Non fate sbrodeghezzi! non fate potacci! Sbrodeghezzi e potacci erano, per mio padre, anche i quadri moderni, che non poteva soffrire. Diceva: – Voialtri non sapete stare a tavola! Non siete gente da portare nei loghi! E diceva: – Voialtri che fate tanti sbrodeghezzi, se foste a una table d’hôte in Inghilterra, vi manderebbero subito via. Aveva, dell’Inghilterra, la piú alta stima. Trovava che era, nel mondo, il piú grande esempio di civiltà. Soleva commentare, a pranzo, le persone che aveva visto nella giornata. Era molto severo nei suoi giudizi, e dava dello stupido a tutti. Uno stupido era, per lui, «un sempio». – M’è sembrato un bel sempio, – diceva, commentando qualche sua nuova conoscenza. Oltre ai «sempi» c’erano i «negri». «Un negro» era, per mio padre, chi aveva modi goffi, impacciati e timidi, chi si vestiva in modo inappropriato, chi non sapeva andare in montagna, chi non sapeva le lingue straniere. Ogni atto o gesto nostro che stimava inappropriato, veniva definito da lui «una negrigura». – Non siate dei negri! Non fate delle negrigure! – ci gridava continuamente. La gamma delle negrigure era grande. Chiamava «una negrigura» portare, nelle gite in montagna, scarpette da città; attaccar discorso, in treno o per strada, con un compagno di viaggio o con un passante; conversare dalla finestra con i vicini di casa; levarsi le scarpe in salotto, e scaldarsi i piedi alla bocca del calorifero; lamentarsi, nelle gite in montagna, per sete, stanchezza o sbucciature ai piedi; portare, nelle gite, pietanze cotte e unte, e tovaglioli per pulirsi le dita. Nelle gite in montagna era consentito portare soltanto una determinata sorta di cibi, e cioè: fontina; marmellata; pere; uova sode; ed era consentito bere solo del tè, che preparava lui stesso, sul fornello a spirito. Chinava sul fornello la sua lunga testa accigliata, dai rossi capelli a spazzola; e riparava la fiamma dal vento con le falde della sua giacca, una giacca di lana color ruggine, spelata e sbruciacchiata alle tasche, sempre la stessa nelle villeggiature in montagna.

Ginzburg, Natalia (2011-12-31T22:58:59.000). Lessico famigliare (Super ET) (Italian Edition) . EINAUDI. Edizione del Kindle.

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Riportiamo di seguito alcuni appunti  di discussione e di approfondimento  utili  per chi ha partecipato e per chi non ha potuto partecipare, per chi ha letto il libro e per chi non ha potuto leggerlo.

Lessico famigliare

Natalia Ginzburg con questo romanzo compie un atto d’amore verso la propria famiglia attraverso il racconto del vissuto quotidiano nella città di Torino per il tempo che va dagli anni venti fino agli anni cinquanta del novecento, passando per la sua infanzia, adolescenza e maturità negli anni duri del fascismo, della cospirazione, della guerra, del dopoguerra.

La storia è densa di eventi dolorosi –  il carcere per il padre, fratelli e molti amici , il confino in Abruzzo di Natalia con i figli e il marito, la morte di quest’ultimo nel carcere di Regina coeli per le torture subite – ma è raccontata in modo lieve e a volte divertente. L’Autrice descrive l’ambiente familiare con le sue consuetudini e frequentazioni, citando sia i buffi termini usati spesso dal padre Giuseppe – sempia, negrigure, asina, babe, sbrodeghezzi, nuovo astro che sorge – o dal fratello Mario “il baco del calo del malo” declinato nelle varie vocali…. , sia le esclamazioni benevoli della madre Lidia “come è brava la Adele, come è bello Mario, come è simpatico Casorati, come è buono Adriano , come son buoni gli Olivetti” .

La lettura scorrevole sollecita riflessioni su alcune tematiche quali la genitorialita’ , la differenza di genere, i rapporti amicali.

Genitorialita’

Giuseppe e Lidia hanno modalità diverse nel rapportarsi con i cinque figli. Il padre, professore ordinario di anatomia all’università, è un uomo burbero, severo nei giudizi, spartano nei modi, perentorio nelle affermazioni, scettico sulle capacità dei figli. La madre è una donna gioiosa e spensierata, un po’ civettuola, amante della musica e del cinematografo, disponibile a coprire le malefatte dei figli.

L’affetto e le attenzioni dei genitori – quali le preoccupazioni notturne di Giuseppe o per l’avvenire economico dei figli o per la vita di alcuni di loro , Alberto agli arresti, Mario fuoruscito politico – non bastano però a neutralizzare la durezza dello stile educativo imposto dal padre ,che così autoritario è molto lontano dai bisogni e dalle aspettative dei figli. Scrive in proposito Natalia  “ Mostravano Paola e Mario …una profonda insofferenza per il dispotismo di mio padre e per i costumi di casa nostra, quanto mai semplici e austeri: avevano l’aria di sentirsi nella nostra casa in esilio, sognando tutta un’altra casa e tutt’altre abitudini. La loro insofferenza si traduceva in grandi musi e lune, sguardi spenti e facce impenetrabili, risposte monosillabiche, rabbiosi sbattere di porte che facevano tremare la casa e recisi rifiuti ad andare il sabato e la domenica in montagna.”

Ma la guerra stravolge tutto e tutti  e anche all’interno delle famiglie ci sono cambiamenti nelle abitudini e nei rapporti.

Ne è la prova, verso la fine di Lessico famigliare, la genitorialita’ di un’altra coppia, Balbo e Lola, amici di Natalia , nei confronti dei loro tre bambini . I due genitori sanno quanto è importante il ruolo da svolgere e si sentono persino inadeguati alla complessità dell’educazione dei figli. In questo disagio rispettano nei bambini la loro identità di persone ed evitano di parlare loro di storia o di politica( anche se con il loro impegno politico hanno contribuito a fare la storia di quel periodo!) perché non vogliono imporre giudizi. Scrive infatti Natalia di Balbo  “ non toccava mai con loro argomenti storici…. non voleva offrire ai suoi figli giudizi già formulati: pensava dovessero farsi le opinioni e i loro giudizi da se’”. È un accenno breve, ma sufficiente per comprendere come le coscienze sul tema educativo stanno cambiando.

Differenza di genere

L’arretratezza del ruolo delle donne rispetto al prestigio del ruolo rivestito dagli uomini caratterizza gran parte di Lessico famigliare.

Lidia è presa da cose futili e poco importanti, non può fare a meno di serve e sartine perché ha difficoltà a gestire casa e figli, vuole sempre uscire perché a casa si annoia. E quando si lamenta con il suo “Bepino” perché la sera se ne sta chiuso nello studio, lui le risponde “che asina! Lo sai che ho da fare..non ti ho sposato per farti compagnia!”

La figlia Paola è interessata ai vestiti e alla moda, non ama lo studio ma il padre, esigente con i figli maschi,  non se ne preoccupa perché “le ragazze anche se non hanno voglia di studiare non fa niente perché poi si sposano”.

Miranda, la moglie di Alberto ( il figlio maschio minore diventato medico) è perennemente stanca, se ne sta in poltrona annoiata d infreddolita, pigra d ed inattiva.

Le amiche di Lidia, Mary e Frances, l’una moglie del biologo Terni, l’altra dell intellettuale Lopez, entrambe più che benestanti, si deliziano in un mondo ovattato e salottiero, Mary in adorazione dei suoi bambini, Frances sovente in viaggio di piacere a Parigi.

In controtendenza a quanto detto, altre due amiche di Lidia ,semplicemente citate  nel testo da Natalia, si distinguono per forte personalità, capacità professionale e impegno politico. Si tratta di Anna Kuliscioff, rivoluzionaria russa, giornalista, fondatrice con Turati ed altri del partito socialista italiano,  e Paola Carrara (figlia del criminologo Cesare Lombroso) giornalista, fondatrice del Corriere dei piccoli e  delle Bibliotechine rurali, ideate per promuovere la lettura tra i ragazzi delle scuole di campagna e contribuire alla alfabetizzazione e al miglioramento culturale degli alunni di  famiglie meno abbienti.

La differenza di genere comunque generalmente rilevata si attenua nella parte finale del racconto (ambientata nel dopoguerra)  e riguarda la successiva generazione di donne, finalmente impegnate nel lavoro. Leggiamo così che Natalia lavora nella casa editrice di Einaudi, le sue amiche Lisetta Giua nell’ associazione Italia-Urss e Lola Balbo con i magistrati, per conto dei quali confeziona  pacchi e ne cura la spedizione.

Si tratta di passi significativi verso una vera emancipazione e parità di genere (ancora non realizzata compiutamente) a cui farà seguito una maggiore presa di coscienza con i movimenti del 68 e con la riforma del diritto di famiglia.

Rapporti amicali

Nella narrazione si evidenziano i molteplici rapporti che la famiglia Levi intrattiene con amici e conoscenti, tra gli altri il socialista Filippo Turati, l’industriale Adriano Olivetti, il chimico Michele Giua, lo scrittore Cesare Pavese, l’editore Giulio Einaudi, i politici Vittorio Foa e Leone Ginzburg, il filosofo Felice Balbo. Sono persone del mondo culturale torinese, per lo più ebrei, uniti tutti da una matrice antifascista, che condividono i tempi e i luoghi di svago oltre che il gusto della discussione politica. Ma con il regime fascista sempre più consolidato, i rapporti di trasformano drammaticamente in aiuti solidali nei confronti di chi è colpito da persecuzioni e leggi razziali, marcando una intensa e calda amicizia tra i componenti di questo microcosmo.

Elenco di seguito alcuni esempi di questa commovente solidarietà : Turati, perseguitato dai fascisti, nel dicembre del 1926, si nasconde per una settimana in casa Levi prima di fuggire in Francia (con l’aiuto di Olivetti, Rosselli e Parri); Mario Levi, anch’egli esule  in Francia dal 1934 dopo essere rocambolescamente scampato ad un arresto, intensifica i rapporti con l’antifascismo in esilio soccorrendo i più bisognosi di cure come Andrea Caffi, sofferente di cuore, a cui dona un bellissimo impermeabile regalatogli dalla sorella Paola; Adriano Olivetti aiuta Natalia e i tre figli (siamo a Roma nel febbraio 1944) a nascondersi in un altro appartamento dopo che i fascisti hanno rinchiuso il marito Ginzburg in carcere.( Daniela C.)

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LESSICO FAMIGLIARE è un grande quadro storico e sociale, all’interno del quale ci sono “quadri”, scene che rappresentano le vicissitudini e gli accadimenti famigliari, nonché gli ambienti in cui i protagonisti vivono ed agiscono; il tutto descritto dalla Ginzburg con uno stile scorrevole, lineare, personale ma preciso e puntuale.
Lo scorrere degli anni evidenzia che le circostanze della vita sembrano separare i membri della famiglia ma le abitudini, le consuetudini, i rituali sopravvivono nel tempo, creando un legame, e rendono unita la famiglia di Natalia sempre, anche attraverso “il lessico famigliare”.
Dall’ascolto dell’audiolibro su Rai Play, sembra che, attraverso l’interpretazione di Anna Bonaiuto, il racconto e la descrizione nitida delle abitudini, dei momenti di vita famigliare, dei luoghi, delle vicende vengano ancor più messi in risalto e pare di essere di fronte ora ad una fiction, ora ad un reportage. (Michelina Z.)