Il Gruppo di lettura “Parole in Giardino” si è incontrato in presenza e in collegamento online il 22 Gennaio 2026 presso la sede dell’Associazione SmartLab Europe a Pescara.
Le lettrici del GdL hanno condiviso, come al solito, pensieri, emozioni e riflessioni sulla lettura del romanzo “ I venti” di Mario Vargas Llosa
L’incontro si è svolto, come consuetudine, con un ricco confronto dei diversi punti di vista, riflessioni e suggestioni che hanno animato una interessante discussione.
Incipit
Ero alla manifestazione contro la chiusura del cinema Ideal, in plaza de Jacinto Benavente, e quando era appena cominciata, mi è scappato uno di quei venti inopportuni che ormai mi capitano spesso. Ma intorno a me non se n’è accorto nessuno. Ero pentito di esserci andato perché eravamo quattro gatti e quasi tutti relitti come me. I giovani di Madrid non si preoccupano per la scomparsa degli ultimi cinema della città; tanto non ci mettono piede, sono abituati sin da bambini a guardare i film scaricati – se si possono definire film le immagini che divertono le nuove generazioni – sugli schermi dei loro computer, tablet e cellulari.
Secondo Osorio, che vuole sempre fare l’ottimista, ora che sono scomparsi i cinema dovrò abituarmi a guardare i film su schermi minuscoli. Ma non lo farò; anche in questo rimarrò fedele alle mie vecchie abitudini. Ho vissuto troppo per curarmi di essere chiamato rudere, luddista o, come mi definisce Osorio con l’aria disgustata, «inguaribile conservatore». Lo sono e continuerò a esserlo finché il corpo mi assisterà (non credo, detto en passant, ancora per molto). Ecco, un altro vento; ma non se n’è accorto nessuno neanche stavolta, a giudicare dall’indifferenza dei volti che mi circondano.
Abbiamo iniziato l’incontro esprimendo le parole chiave del romanzo raccolte in un unico pannello.

Nel racconto l’Autore descrive – con la sua solita scrittura arguta ed ironica ma in modo anche dissacrante – le avventure di una giornata di un centenario, di cui non conosciamo il nome, ma non facciamo fatica a immaginare che sia l’autore stesso che anticipa le sue impressioni di centenario all’età di ottant’anni, visto che il racconto è del 2020 (Mario Vargas è morto nell’aprile del 2025). Tutte le pagine sono intrise da un sentimento esasperato di nostalgia del passato, sentimento che confronta con quello dell’unico amico che gli è rimasto, Osorio, centenario anche lui, ma non così pessimista, anzi aperto alle innovazioni.
La lettura scorre con piacevolezza, con la costante e irriverente critica del nostro autore nei confronti del moderno (“ l’unico romanziere ancora in vita su questo pianeta è il computer -a cui si ordina di creare un libro – per questo noi lettori legati alla tradizione al romanzo vero quello diCervantes, di Tolstoj, di Virginia Woolf, o di Faulkner , non possiamo far altro che leggere i romanzieri morti e dimenticarci quelli vivi”). Il suo dubbio è che si voglia affermare la moda del paper free per poter poi ridurre in cenere i libri e le biblioteche. L’amico Osorio, centenario quanto lui, ribatte che oggi grazie al progresso c’è la possibilità di consultare comodamente da casa il mondo letterario e giornalistico , perché ormai tutto è digitalizzato. Ma ciò non basta a convincerlo anzi afferma che mentre una volta l’arte nasceva dalla sensibilità e dalla creatività dell’uomo, facendo vivere il piacere della bellezza e sviluppando lo spirito critico delle persone, oggi è prodotto da laboratori, da atelier e da fabbriche, per cui artisti sono diventati gli ingegneri elettronici, gli informatici, i tecnici insomma.
L’età avanzata e uno stato ansioso e nervoso derivante dal fatto che non ritrova la strada per tornare a casa gli causa una turbolenza intestinale che a sua volta provoca numerosi venti (di qui il titolo del racconto) e persino qualcosa di peggio che però non lo preoccupa (“ ho la cacca addosso, ma non è un problema “) e continua ripetendo spesso le stesse cose (la stanzetta col bagnetto, l’ignoranza di Osorio in fatto di filosofia, il rammarico di aver tradito Carmencita sua moglie…), e contrastando l’amico anche in sua assenza, perché dice è “un ottimista patologico, in quanto difende sempre l’avanguardia politica del tempo attuale”.
Nel suo pessimismo cosmico, qualche riflessione positiva la spende per gli “squilibrati” gruppi di ragazzi puri che vorrebbero cambiare il mondo, ma anche qui parte la critica per il loro disinteresse per il sesso (“oggi che sarebbe più facile praticarlo “) per un’alimentazione strana ( vegetariana), per una cura del corpo eccessiva, fatta di creme e lozioni , ricostituenti, bagni termali ( ma questi non c’erano anche nell’antichità?). Il brontolio del vecchio continua anche in modo esagerato quando dice che con la modernità la Chiesa ha perso il suo appeal tra la gente da quando dà il permesso ai preti di sposarsi e da quando ha celebrato un matrimonio gay in San Pietro. Oppure quando afferma che è “una schifezza mangiare e bere di questi tempi! Lo dice una persona che non mangia quasi mai in modo eccessivo e di rado beve quei liquidi medicamentosi che chiamano vino”.
Il brontolio si attenua quando ammette i progressi della scienza nel campo della salute, progresso di cui anche lui ha beneficiato, avendo una malattia che in altri tempi non gli avrebbe consentito di vivere così a lungo (Mario Vargas Llosa e’ morto per una malattia incurabile, che dopo la sua scoperta l’ha fatto sopravvivere per cinque anni). E in una giornata madrilena così ricca di venti e di riflessioni pessimistiche il nostro personaggio ammette finalmente di provare un sentimento positivo: ha perso sì la memoria, ma momentaneamente perché poi ritrova la strada per tornare alla sua stanzetta con bagno. Quanto accaduto gli fa capire che ha vissuto un’esperienza positiva , ha imparato infatti che all’indomani quando uscirà per la solita passeggiata con Osorio, porterà con sé un bigliettino con l’indicazione dell’indirizzo di casa sua e il numero di telefono dell’amico. Ma è l’unico elemento rassicurante in una giornata decisamente avversa.
Daniela
“I venti” con le sue ottantasei pagine è un romanzo politico in cui l’antimoderno Llosa demolisce il nostro tempo in cui spadroneggia una falsa idea di progresso e la cultura è stata definitivamente spazzata via dal cambiamento involutivo e massificato di un’omologazione che rincretinisce le menti.
Il protagonista del romanzo è un inguaribile conservatore che somiglia molto allo scrittore, un quasi centenario che ha fatto il giornalista per tutta la vita. L’uomo vive a Madrid e sta partecipando con il fedele amico Onorio a una manifestazione per la chiusura del cinema Ideal. Ovviamente l’evento interessa poche persone e alle nuove generazioni, rincretinite dalla cultura digitale, non interessa la scomparsa di un cinema o la chiusura delle biblioteche e librerie.
A un certo punto il protagonista perde la memoria e non riesce più la via per tornare a casa. Inizia a vagare senza meta per Madrid, confuso, smarrito in compagna solo dei suoi terribili venti inopportuni.Passeggiando si guarda intorno, non riconosce più il proprio e inizia a divagare in un monologo disperato e pessimista sull’epoca che sta vivendo, ormai alla deriva, distrutta dall’avvento della tecnica, dalla derisione del pensiero, dall’annientamento delle coscienze.
Lui afferma che la vita senza biblioteche è una vita morta. Non si trova affatto bene in un mondo in cui nonostante i tanti progressi, non siamo riusciti a eliminare le guerre, né gli incidenti nucleari, per quanto sia progredito il mondo, da un momento all’altro potrebbe scomparire.Non si ritrova più in un mondo in cui la cultura è diventata mero intrattenimento e quello che in passato chiamavamo arte e letteratura non è più frutto della fantasia e dell’abilità di singoli creatori, ma è prodotto da laboratori.
«Sarà che la cultura non ha più alcuna ragion d’essere in questa vita? Che le sue funzioni di un tempo, acuire la sensibilità, l’immaginazione, far vivere il piacere della bellezza, sviluppare lo spirito critico delle persone, per gli esseri umani di oggi non contano più, perché la scienza e la tecnologia sono in grado di sostituirli al meglio?». Solo e smarrito, in preda alle sue flatulenze (queste sono i venti), il narratore smemorato si ritrova nella sua Madrid a vivere un incubo surreale, ragionando sulla deriva morale di questo nostro tempo e del mondo, in cui si vive nella menzogna e dove abbiamo soltanto l’illusione di essere liberi.
«Uomini e donne sono diventati ignoranti, manipolati quasi completamente dalla scomparsa della cultura o, per meglio dire, della sua trasformazione in mero intrattenimento. In altre parole siamo schiavi più o meno felici e contenti della nostra sorte.Di fatto abbiamo perso la libertà senza rendercene conto, e il peggio è che siamo contenti e ci crediamo persino liberi! Che idioti!».
Elisa